La Cina oggi. Una recensione di Fabio Scolari.

“Il problema più grave è quello di arrestare le diverse forme di spreco, elevare la produttività del lavoro, ridurre la proporzione dei prodotti che non hanno domanda e degli scarti, abbassare i costi di produzione e aumentare il tasso di utilizzazione dei nostri immobili. Dobbiamo far sì che tutti si rendano conto che né il denaro né i prodotti crescono sugli alberi e che ogni forma di spreco è un crimine. Col crescere della produzione dobbiamo garantire ulteriore espansione, realizzare gli investimenti di base, dare un equilibrio di insieme all’economia nazionale e recuperare i ritardi. È vero che abbiamo un discreto numero di successi a nostro credito, ma abbiamo davvero appreso in modo sistematico come sviluppare un’economia socialista pianificata? Sviluppare un’economia socialista pianificata su scala nazionale è cosa assai diversa dal pianificare il lavoro economico nelle aree liberate di volta in volta. E per di più il lavoro economico è oggi molto più complesso che negli anni ’50. Le condizioni sono differenti e differenti sono i compiti che abbiamo davanti. Ora che vi sono nuovi sviluppi nella scienza e nella tecnologia e negli scambi internazionali di personale e di informazioni, la nostra economia dovrebbe essere all’altezza degli standard mondiali ed essere competitiva sul piano internazionale. Con di fronte i nuovi problemi che emergono costantemente, il nostro partito – e noi comunisti – e il resto del popolo cinese devono continuamente imparare. Non possiamo accontentarci di stare in coda agli altri; se così facessimo non sopravviveremmo”. 

Deng Xiaoping

“La situazione attuale e i compiti che abbiamo di fronte”, 16 gennaio 1980

mao_deng_cinaIl libro che vorrei oggi presentarvi si intitola “La Cina Contemporanea” l’autore è Ignazio Musu, professore di economia all’università Ca’ Foscari di Venezia. Come si evince dal titolo, l’intento di questo testo è di analizzare e spiegare il periodo di eccezionale crescita economica iniziata dopo la morte di Mao Zedong, quando Deng Xiaoping, dopo aver sgominato l’opposizione interna legata ancora alle isterie della Rivoluzione Culturale, iniziò una serie di riforme economiche ispirate da un’analisi estremamente realistica delle condizioni del suo paese.

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“Shuiyin Jie – Trap Street”, un film contro la Cina

cina_rossi_GCUna regista cinese che nasconde il suo vero nome dietro uno pseudonimo occidentale: Vivian Qu, già un po’ insospettisce, ma come dire, si rischia di essere tacciati di preventiva ostilità e quindi mi reco con cuore aperto alla proiezione del suo film: Trap street.

La trama è presto detta. Un ragazzo lavora per l’agenzia comunale di Pechino che procede alle cartografie delle vie e alla registrazione dei nuovi palazzi che vi si costruiscono. Il giovane si innamora di una bella ragazza che lavora in un palazzo e in una via che sulle cartine non devono finire, essendo la strada e la sede di un laboratorio segreto. La sua insistenza nel frequentare quella via negli orari più disparati, per provare a incontrare l’amata, e alcuni dati su chiavette usb persi dalla ragazza e trafugati, di cui il ragazzo ritrova il supporto informatico e diligentemente lo restituisce, non evitano da parte delle autorità di polizia di far rientrare il giovane tra gli indagati.

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La missione di Pechino in Africa

articolo di Andrea Fais, giornalista, tratto da “Strategos“, rivista di dialettica geopolitica.

UN IMPEGNO CONCRETO

È ormai nota una forte cooperazione sempre più crescente tra la Cina e parecchi Stati dell’Africa. Da almeno sei anni a questa parte, questo rapporto si è intensificato, a dimostrazione di un rapido sviluppo del ruolo di Pechino sul panorama internazionale. Eppure, nonostante alcuni rapporti ufficiali del Governo orientale e alcune indiscrezioni, come al solito, sappiamo molto poco di quanto sta accadendo nel Continente Nero. Questo silenzio strisciante e questa scarsità di comunicazione, è il terreno più naturale e fertile per l’emersione di vere e proprie mitologie e leggende, capaci di distorcere il quadro della realtà. In Occidente, sentiamo spesso parlare di una nuova “colonizzazione”, riferendosi ai progetti di investimento della Cina in Africa come ad un fenomeno superficialmente riconducibile ai parametri storici del colonialismo europeo del XIX secolo. In realtà, l’impegno cinese in queste zone del pianeta, va ben al di là di tutto questo e ancora una volta segue dei binari assolutamente singolari ed eterodossi rispetto alle logiche occidentali, tanto da stupirci, ponendoci di fronte ad una vicenda assolutamente inedita.

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Adam Smith a Pechino

Articolo di Franco Cavalli, ex deputato PS al Consiglio Nazionale

Il titolo di questo contributo fa il verso al corrispondente titolo del libro di Giovanni Arrighi, noto economista di scuola neomarxiana della John Hopkin’s University di Baltimora*. Arrighi sostiene che l’attuale situazione cinese corrisponde abbastanza bene a quanto si ritrova in Adam Smith, il quale, contrariamente a quanto si legge di solito, non hai mai detto che bisogna lasciare libertà assoluta al mercato, ma bensì che quest’ultimo dev’essere regolato in base all’interesse generale. Secondo Arrighi è sbagliato definire l’attuale regime cinese come capitalista, anche perché il capitalismo si definisce soprattutto per la sua struttura di potere economico e non tanto da quanto libero mercato è presente. Indubbiamente in Cina le decisioni economiche fondamentali vengono tuttora prese dalle istanze statali e tutta una serie di industrie strategiche, nonché il territorio, non sono in mano privata. Secondo Arrighi quindi è un sistema sui generis, che potrebbe benissimo ancora evolvere verso un tipo di socialismo e di comunismo ancora da definire.

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