Ap e Vaticano:”Lotta per le investiture”

Liu Bainian, vice presidente dell'Ap ed il Vaticano in lotta

Si parla poco della grande associazione patriottica cinese (AP)le poche informazioni che giungono a noi sono perlopiù modificate o strumentalizzate con lo scopo di screditare una chiesa popolare che ha scelto liberamente di seguire il proprio credo senza sottostare all’influenza, troppo spesso opprimente, della Curia romana.

L’AP, in piena coerenza con il principio adottato dalla Repubblica Popolare Cinese di essere un paese libero ed indipendente, ha scelto di seguire il proprio percorso fideistico cristiano disconoscendo nel proprio paese la presunta autorità universale del Papa e delle gerarchie romane, che con la fede non c’entrano proprio nulla. Continua a leggere

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La missione di Pechino in Africa

articolo di Andrea Fais, giornalista, tratto da “Strategos“, rivista di dialettica geopolitica.

UN IMPEGNO CONCRETO

È ormai nota una forte cooperazione sempre più crescente tra la Cina e parecchi Stati dell’Africa. Da almeno sei anni a questa parte, questo rapporto si è intensificato, a dimostrazione di un rapido sviluppo del ruolo di Pechino sul panorama internazionale. Eppure, nonostante alcuni rapporti ufficiali del Governo orientale e alcune indiscrezioni, come al solito, sappiamo molto poco di quanto sta accadendo nel Continente Nero. Questo silenzio strisciante e questa scarsità di comunicazione, è il terreno più naturale e fertile per l’emersione di vere e proprie mitologie e leggende, capaci di distorcere il quadro della realtà. In Occidente, sentiamo spesso parlare di una nuova “colonizzazione”, riferendosi ai progetti di investimento della Cina in Africa come ad un fenomeno superficialmente riconducibile ai parametri storici del colonialismo europeo del XIX secolo. In realtà, l’impegno cinese in queste zone del pianeta, va ben al di là di tutto questo e ancora una volta segue dei binari assolutamente singolari ed eterodossi rispetto alle logiche occidentali, tanto da stupirci, ponendoci di fronte ad una vicenda assolutamente inedita.

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La Cina lancia il suo 12° Piano quinquennale

La Cina verso la "green economy"

Prenderà il via, a partire dal 2011, il 12 piano quinquennale della Repubblica Popolare Cinese.

Non sono ancora stati resi noti i punti programmatici del piano, tuttavia sono già trapelate informazioni ufficiali sui contenuti del documento che imposterà le priorità del Partito Comunista e del Governo cinese per i prossimi cinque anni.

Priorità assoluta al miglioramento del tenore di vita degli abitanti, perfezionando il sistema dei servizi pubblici in conformità alle esigenze nazionali e promuovendo l’imparzialità dei servizi pubblici, rafforzando nel contempo la capacità di protezione del Governo.

Se attualmente le aziende cinesi si sono concentrare sull’aumento del PIL nazionale, d’ora in avanti la priorità sarà per i governi locali misure efficaci per il miglioramento dell’industria, risparmiando sull’elettricità e tagliando con le emissioni.

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Quando “pace ” vuol dire politica

Da anni la politica ha occupato il palco dei Nobel. In vista dunque del sempre più crescente ed ingiustificato timore verso la Repubblica Popolare Cinese da parte degli ambienti politici ed economici occidentali, ecco che anche un’onorificenza può diventare uno strumento nelle mani della propaganda anti-cinese e anti-comunista.

Liu Xiaobo è stato recentemente insignito del prestigioso premio, il “Nobel per il mantenimento della pace”, nonostante egli sia stato condannato dalla giustizia cinese come un sovvertitore dell’ordine costituzionale che sta facendo passi avanti in ogni campo, compreso quello sviluppo della democrazia socialista. Non è un mistero che l’Occidente oggi in piena crisi economica e sociale tenti di evitare – in pieno stile imperialista – che nasca un ordine multipolare e pacifico su iniziativa di Pechino e non è un mistero che per fare questo siano necessari dei traditori del proprio paese.

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Adam Smith a Pechino

Articolo di Franco Cavalli, ex deputato PS al Consiglio Nazionale

Il titolo di questo contributo fa il verso al corrispondente titolo del libro di Giovanni Arrighi, noto economista di scuola neomarxiana della John Hopkin’s University di Baltimora*. Arrighi sostiene che l’attuale situazione cinese corrisponde abbastanza bene a quanto si ritrova in Adam Smith, il quale, contrariamente a quanto si legge di solito, non hai mai detto che bisogna lasciare libertà assoluta al mercato, ma bensì che quest’ultimo dev’essere regolato in base all’interesse generale. Secondo Arrighi è sbagliato definire l’attuale regime cinese come capitalista, anche perché il capitalismo si definisce soprattutto per la sua struttura di potere economico e non tanto da quanto libero mercato è presente. Indubbiamente in Cina le decisioni economiche fondamentali vengono tuttora prese dalle istanze statali e tutta una serie di industrie strategiche, nonché il territorio, non sono in mano privata. Secondo Arrighi quindi è un sistema sui generis, che potrebbe benissimo ancora evolvere verso un tipo di socialismo e di comunismo ancora da definire.

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