I comunisti cinesi: il mercato è decisivo ma inserito in un’economia di piano!

studentsSi è tenuto negli scorsi giorni il 3° Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC). Tutti i media occidentali, di destra e di sinistra (quei pochi ne restano) hanno parlato di nuova svolta a favore del “libero mercato” e un tradimento degli ideali socialisti da parte del governo di Pechino. La stampa occidentale come sempre è faziosa e anche un po’ disinformata sulla Cina, ma basterebbe girare sul web per trovare fonti che raccontano un’altra realtà: certamente il mercato in Cina viene ritenuto fondamentale (anche se non si tratta di vero “libero” mercato), ma il ruolo del Partito come avanguardia della società sia a livello politico, che ideologico, sociale ed economico non viene minimamente scalfito e i settori strategici dell’economia come l’energia, le banche e le comunicazioni restano in mano statale e non si intravede alcuna cessione del monopolio. Nei comunicati si parla poi di settore “non pubblico” da valorizzare, ma si badi bene che “non pubblico” in Cina non significa ancora automaticamente “privato”, anzi! Alle autorità è inoltre dato compito specifico di insistere sulla crescita della “proprietà collettiva” e il mercato ritenuto “decisivo” va comunque inserito in un piano quinquennale.