Ma la Cina è un’economia di mercato?

renminbi_2004284cNegli ultimi mesi sulla stampa internazionale si è sviluppato un ampio e approfondito dibattito relativo alla possibilità che alla Repubblica Popolare Cinese venga attribuito dal WTO, dopo 15 anni dal suo ingresso, lo status di “economia di mercato”. A gran voce si sono subito levate le proteste dei rappresentanti politici delle borghesie occidentali terrorizzati dal fatto che questo riconoscimento ostacolerebbe l’imposizione di dazi e misure protezionistiche nei confronti dei prodotti e delle aziende cinesi. I paladini del neoliberismo sembrano aver rapidamente cambiato opinioni sulle virtù salvifiche del libero scambio e della libera concorrenza, per trasformarsi in sostenitori del protezionismo più intransigente! Questa isteria dilagante ha avuto inoltre lo strano effetto  di saldare un’innaturale alleanza nel nostro continente tra lavoratori, privi ormai di organizzazioni politiche in grado di costruire una coscienza ideale alternativa e autonoma, e classe imprenditoriale. I timori principali, che le classi dominanti europee cercano di presentare sotto la falsa veste di “interessi generali”, sono da ricondurre al fatto che questo cambiamento potrebbe arrecare pesanti danni in termini di occupazione e crescita economica alle già dissestate economie capitalistiche occidentali.

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Fondato a Pechino il Forum Mondiale Culturale

falce-martello-cineseOvunque io vada, mi sento porre la stessa domanda: “La Cina è ancora un paese comunista?”. La mia risposta è sempre la stessa: “La Cina è una delle culture più antiche e più importanti della terra, la sua leadership la definisce ‘paese socialista con caratteristiche cinesi’. E quando la Cina dice qualcosa, dovrebbe essere presa sul serio; il mondo dovrebbe ascoltare”. L’Occidente e i suoi defunti intellettuali di sinistra dimostrano arroganza e sciovinismo quando trattano la Cina. Dovrebbero tacere una volta per tutte, ascoltare e imparare qualcosa dalle grandi nazioni non occidentali e dalle loro culture!

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Il nuovo marxismo nella Cina contemporanea

studentsIl compagno Hu Daping, professore associato all’Università cinese di Nanjing, in un interessante articolo pubblicato sulla rivista “Il Ponte” del maggio-giugno 2013 e intitolato “Il dibattito cinese su Marx”, ha notato che dal 1949 fino ad oggi in Cina “il marxismo è considerato, non solo scienza storica, ma anche l’ideologia pratica del proletariato, ovvero la base teoretica del Partito comunista cinese (Pcc). Il marxismo non è semplicemente uno dei discorsi, ma la base di ogni discorso; questo gli conferisce lo status di meta-teoria delle scienze umani e sociali. Per questo motivo, molti e diversificati sono gli approcci e gli studi di tipo marxista; ne segue che, di solito, il dibattito non sia meramente accademico o teoretico, ma frequentemente si differenzi in base a particolari posizioni politiche e in riferimento a determinate realtà sociali”.

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Essere comunisti oggi: riscoprire le radici e studiarne le moderne applicazioni

China-90th-anniversary-CPC-300x168Nell’odierna società globalizzata del XXI secolo definirsi, anche in una semplice conversazione tra amici, comunista può creare un senso di incredulità nell’ascoltatore. La caduta del Muro di Berlino e l’implosione dell’Unione Sovietica non solo hanno segnato la fine di una speranza per milioni di uomini, ma hanno anche inferto un duro colpo all’immagine di chiunque ancora aspiri a una trasformazione in senso socialista della società. A peggiorare questa situazione si sono in seguito aggiunti, soprattutto nei paesi dell’Europa occidentale, tranne qualche rara eccezione, persino tentativi disastrosi di una “rifondazione” dell’ideale comunista, che in verità hanno nascosto un puro e semplice liquidazionismo della gloriosa e anche complessa storia del movimento comunista novecentesco.

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La storia socialista come orizzonte ideale del mondo culturale cinese

mao_borghesiInviare intellettuali, scrittori e registi in aree rurali e regioni popolate dalle minoranze uigure e tibetane è una grande idea, certo non nuova, di derivazione maoista, tuttavia al mondo della cultura non è chiesto di impugnar la zappa, come ai tempi del Grande Timoniere, ma, come accaduto nell’Albania socialista della fine degli anni ’60, di andare in campagna per ricercare modelli autentici di ispirazione per le loro opere, smettendo di ispirarsi a una decadenza esistenzialista e metropolitana.

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La Cina abbandonerà il calcolo del PIL: per misurare la qualità di benessere conta socialità ed ambiente!

A-Strong-WindIl benessere viene comunemente misurato attraverso il livello di ricchezza. La Cina socialista ha deciso di cambiare strada. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) come strumento di misura della performance locale sarà sostituito in oltre una settantina di città e distretti della Repubblica Popolare. I vertici del Partito Comunista Cinese l’hanno stabilito alla fine dell’anno scorso e il premier Xi Jinping l’ha ribadito nel giugno 2014: “Non possiamo più usare il semplice PIL per decidere chi sono i più bravi”. I funzionari governativi stanno eseguendo il contr’ordine: ora chiedono l’attenzione per l’ambiente e la riduzione della povertà. Insomma la Cina sta abbandonando il dogma della crescita economica ad ogni costo promosso con le riforme del “socialismo di mercato” per incoraggiare una migliore qualità della vita per i lavoratori.

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Quale corso prenderà il socialismo mondiale del XXI secolo?

Relazione dell’on. Liu Changchun (Primo Segretario dell’Ambasciata della Repubblica Popoolare Cinese in Italia) durante l’assemblea svoltasi al Centro Culturale Concetto Marchesi di Milano il 7 giugno 2014 a cura della redazione de “La Cina Rossa“.

falce-martello-cineseLa Risoluzione del Terzo Plenum del XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese ha messo in luce la necessità di «approfondire in maniera completa le riforme» al fine di «migliorare e sviluppare il sistema socialista con caratteristiche cinesi» e, così facendo, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sull’attualità del socialismo. A seguito degli eventi riguardanti l’esperienza dell’ex Unione Sovietica e le vicende legate all’attuale crisi finanziaria, ciò che maggiormente interessa è comprendere la natura dell’attuale stadio del socialismo mondiale e la sua linea di sviluppo. Questo è un importante problema a cui la comunità accademica dovrebbe, prima o poi, dare una risposta.

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