Risorse naturali cinesi: l’Occidente democratico strepita e minaccia

Neodimio ed europio, sono due minerali, senza i quali la produzione mondiale di alta tecnologia, magneti, laser, pale eoliche, panelli fotovoltaici, microcomputeristica, tecnologia medica, a partire dalle apparecchiature per la risonanza magnetica e soprattutto lampadine a basso consumo, non potrebbero essere realizzata. Potremmo aggiungere l’erbio senza il quale non si fanno le fibre ottiche e a questi tre minerali dobbiamo aggiungerne altri 14, ottenendo i famosi 17 elementi chimici chiamati terre rare, di cui la Cina possiede l’80% delle riserve mondiali. Un accordo tra Reagan e Den Xiao Ping, del 1985, agli albori della crescita e dell’impetuosa modernizzazione cinese, metteva a disposizione delle industrie a stelle e strisce e occidentali del campo neo-tecnologico queste risorse. È passato un quarto di secolo ed evidentemente la richiesta interna cinese di alta tecnologia necessita di un decisivo impiego di questi minerali, non più destinabili all’esportazione.

Di più, le molto precarie condizioni di lavoro, economiche e di sicurezza, di queste miniere, sono oggi superate da miglioramenti salariali da un lato e da un fortissimo investimento a tutela dell’ambiente, del territorio e della salute dei lavoratori, che ora lavorano meno, più tutelati, più pagati e in un quadro crescente di eco-compatibilità delle attività. Tutto ciò potrebbe essere raccontato con rispetto per una economia, quella cinese, che, nel momento stesso in cui si afferma come la prima al mondo, compie significativi sforzi in capo ecologico e nell’interesse dei lavoratori. Anche perché tra le scorie abbandonate a cielo aperto dalla lavorazione delle terre rare fino ad oggi c’è stato il torio – radioattivo – e il governo cinese ha dichiarato che la tutela della salute dei cittadini delle ragioni interessate non può in alcun caso essere più compromessa, così che filtri e depuratori sono stati installati entro la fine di settembre 2011, in egual modo è avviata la raccolta protetta di sostanze tossiche.

Leggere la stampa occidentale però rivela tutto un altro atteggiamento, o meglio, la solita aggressione alla Cina, accusata di tutto e di più, anche in questo caso. È ovvio che per le industrie occidentali le terre rare disponibili diminuiscano e, secondo una legge elementare del mercato capitalista, i prezzi aumentino. Solo i paesi socialisti avevano scambi basati sulla solidarietà e sulle necessità reciproche, si ricordi ad esempio lo zucchero cubano scambiato col petrolio sovietico. I giornali europei oggi strepitano dicendo: “industrie in allarme, prezzi dei minerali rari aumentati del 50%” quali frutto di un ricatto cinese. La General Electric, una delle più spregiudicate multinazionali del settore, aumenta del 37% il prezzo delle lampadine fluorescenti, e si scusa con gli acquirenti denunciando “la cattiveria cinese” (!). I politici democratici statunitensi denunciano la Cina che a loro dire intende boicottare il progetto obamiano di passaggio alle lampadine a basso consumo, da quelle a incandescenza a quelle a fluorescenza. Obama, meno stupido dei suoi compagni di partito, invita gli scienziati a mettersi in laboratorio e provare a realizzare alternative alle terre rare.

Le tutele ecologiche, che l’Occidente dovrebbe apprezzare, sono giudicate dalla stampa economica “un espediente e una scusa per aumentare i prezzi e alterare la concorrenza”, dove la parola “concorrenza” è una farsa, perché non significa la produzione in questo caso di una “libera fluttuazione dei prezzi secondo le regole del mercato” come per altro in questo caso si realizza, ma si potrebbe tradurre con “desiderio dell’Occidente di depredare altre nazioni delle loro risorse naturali a vantaggio delle proprie multinazionali”, un concetto di concorrenza ben strano per dei liberisti, una forma di monopolio sfruttatore di cui anche la più rigida economia pianificata di stile socialista sarebbe meglio.

Unione Europea e USA allora hanno prodotto un documento che denuncia quella che a loro dire è “la discriminazione della Cina contro i compratori stranieri”, e non paghi di una affermazione tanto ridicola e assurda, che puzza di vetero-imperialismo a ogni parola, hanno pensato bene di denunciare la Cina per comportamento scorretto presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), agitando un patto firmato da Pechino dieci anni fa, che impegnava lo stato cinese a non limitare l’esportazione di materie vitali per le aziende occidentali, un patto che non prevedeva in nessun modo una definizione precisa di quali fossero le materie vitali, così come è inaccettabile immaginare che la Cina debba fornire minerali rari per permettere a 300 milioni di statunitensi di consumare meno energia e spendere meno per la bolletta dell’elettricità, riduzione dei consumi che qualunque nazione che ne fosse in condizione, Cina compresa, garantirebbero a ragione e prioritariamente ai propri cittadini, come per altro la Cina è decisa a fare. USA e Unione Europea pretendono dall’Organizzazione Mondiale del Commercio che imponga alla Cina il dimezzamento dei prezzi delle terre rare e il ripristino del libero furto da parte dell’Occidente secondo le proprie necessità. Ammesso che un WTO piegato agli interessi occidentali accetti tesi così prive di fondamento, la Cina in ogni caso non cederà a tale aggressione economica.

Certi quotidiani occidentali tuttavia già agitano “la guerra per le terre rare”, annunciando che sarà ben peggiore “di tutte le guerre per il petrolio”. È proprio vero che costruire un mondo multipolare e solidale è difficile, soprattutto fin che esisteranno potenze che pretendano di essere padrone del mondo, delle sue risorse e del destino dell’umanità, ben attente a dividerla tra i privilegiati dell’Occidente che acquistano i loro prodotti, un miliardo, e i restanti sei miliardi, che si vorrebbero poveri, sfruttati sul lavoro, proni alla volontà di dominio dell’Occidente. Questo pensiero occidentale è però già vecchio, superato dal nuovo, rappresentato dalla crescente affermazione di Cina, India e Brasile.

Davide Rossi

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