Il popolo del Wukan sfiducia dirigenti corrotti e filo-capitalisti

I media di informazione occidentali affermano che il popolo del Wukan, un paese del sud della Cina, si è rivoltato contro i comunisti e che si sarebbero svolte le prime “elezioni libere”, quasi vi fosse una svolta verso elezioni di tipo borghese. Niente di più falso: la popolazione si è ribellata contro Xue Chang, un leader corrotto che era al potere da 42 anni che gestiva in modo clientelare il locale Partito Comunista e che stava perseguendo una linea politica non socialista: egli, infatti, stava tentando pure di vendere dei terreni della collettività a dei capitalisti. La popolazione ha invece dato origine a una protesta di massa per difendere il socialismo e riportare il Partito sulla giusta linea, scontrandosi anche con la polizia agli ordini di Xue Chang: organizzata in assemblee di base la cittadinanza ha eletto – in piena sintonia con le leggi cinesi solitamente giudicate “non libere” in Occidente – un anziano contadino maoista di 62 anni, Lin Zuluan, quale nuovo segretario locale del Partito Comunista, che è stato così epurato di quegli elementi che, accecati dalla crescita economica, avrebbero preferito tradire la via socialista.

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