I comunisti cinesi non rinnegano niente!

Per lunghi anni fra il Partito Comunista Cinese e la maggior parte dei partiti comunisti vicini all’URSS le relazioni furono difficili. Il periodo delle riforme economiche iniziate nel 1978 furono viste da vari esponenti comunisti – soprattutto occidentali – come un cedere al capitalismo. Questo ha creato una situazione di incomprensione e spesso anche di dogmatismo che non ha favorito la reciproca conoscenza e il reciproco rispetto fra le forze progressiste e fra coloro che si pongono contro l’imperialismo. La Repubblica Popolare Cinese ha poi per lunghi anni mantenuto un basso profilo nei confronti della sinistra e alcuni slogan rivoluzionari del tempo di Mao Zedong furono messi da parte. Dal 2003 però il Partito Comunista Cinese (PCC) sta istaurando dei rapporti sempre più stretti con i partiti comunisti di tutto il pianeta e Pechino torna a far sentire alta la sua voce nelle contese geopolitiche in cui gli USA e gli altri paesi imperialisti cercano di non perdere la loro egemonia.

A fine novembre 2009 abbiamo avuto un esempio clamoroso di questa rinnovata presenza comunista: il PCC ha partecipato all’incontro mondiale dei partiti comunisti, che si è tenuto a Delhi in India, quasi a voler mettere in chiaro a tutti che al di là delle scelte tattiche e strategiche messe in atto dal governo cinese, non si tratta affatto di abbandonare il marxismo e di soppiantare il socialismo con le regole del mercato capitalista: il PCC vi ha infatti preso parte in modo attivo ed a pieno titolo (quindi non solo come semplice “osservatore”) a questa importante riunione, firmando un documento finale in cui si sostiene, tra le altre cose che:

  • “l’attuale recessione globale è una crisi sistematica del capitalismo, che dimostra i suoi limiti storici e la necessità del suo rovesciamento rivoluzionario”.
  • “la Nato sta promuovendo una nuova politica aggressiva
  • “le potenze imperialistiche dominanti cercano la loro via d’uscita dalla crisi, scaricando gli oneri maggiori sui lavoratori…”
  • “se il sistema capitalista è intrinsecamente percorso dalla crisi, tuttavia non crolla automaticamente”
  • “tutti i tipi di teorie, come non c’è alternativa alla globalizzazione imperialistica sono propaganda. Si deve lottare contro di loro con la nostra risposta: il socialismo è l’alternativa”
  • “il socialismo è l’unica vera alternativa per il futuro del genere umano e il futuro è nostro”

Molti pensano che il PCC sia diventato borghese, che la sua politica sia filo-capitalista, qualcuno addirittura ritiene la Cina imperialista tanto quanto gli USA. Al di là del purismo dogmatico che purtroppo caratterizza ancora molta sinistra “alternativa” occidentale, soprattutto quella che poi va in giro a vantarsi di essere “nuova” e “moderna” e “non più legata alle vecchie ideologie”, queste percezioni sono false e denotano una mancanza di volontà di conoscere davvero la Cina senza paraocchi e senza pregiudizi, capendo la vera natura delle riforme. Il Partito Comunista Cinese non ha cambiato nome, non si vergogna a definirsi marxista-leninista, non ha rinnegato Mao Zedong (e nemmeno Lenin e Stalin!), ha accettato elementi di mercato ma non ha rinunciato alla pianificazione economica, autorizza l’economia privata ma il plusvalore non finisce nelle mani dei capitalisti, bensì dello Stato che lo ridistribuisce per togliere milioni e milioni di persone dalla miseria.

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