Il Sol dell’avvenire sorge a Oriente

Oggi nel mondo Occidentale si guarda con preoccupazione all’andamento demografico della società; infatti questa sta invecchiando molto rapidamente, cosa che porterà in sostanza a due grossi problemi. In primis ci saranno dei maggiori costi per il mantenimento dello stato sociale come oggi lo conosciamo: una società più anziana ha per forza di cose un numero di contribuenti minore e genera un costo legato alla sanità e alle pensioni nettamente più alto di quello odierno, in cui la generazione del “baby boom” è per lo più ancora in età lavorativa. In Svizzera –  come del resto in praticamente tutta l’Europa –  si sta già correndo ai ripari azionando misure di risparmio, basti pensare ai tentativi del Consiglio federale (naturalmente con l’avvallo delle due camere) di ridurre i costi relativi alla Legge sulla previdenza professionale (LPP), alla Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione  (LADI) e all’Assicurazione Invalidità (AI).

La seconda difficoltà – assolutamente legata all’invecchiamento della popolazione – con la quale i paesi occidentali dovranno fare i conti, è il ridimensionamento della produttività: questa, a meno di grandi innovazioni tecnologiche (sulle quali non c’è assolutamente certezza ma soprattutto c’è una chiara arretratezza nei confronti delle potenze mondiali emergenti quali Cina e India), non può che colpire una società nella quale la maggioranza della popolazione è composta da anziani (cosa che tra l’altro mai si è verificata nella storia dell’umanità). L’Inghilterra sta affrontando già oggi una situazione analoga al processo stagflazionistico presentatosi soprattutto negli USA durante gli anni Settanta: essa viene definita “slumpflation” (anziché il termine inglese “stagflation”), probabilmente per far sì che la gente non sia troppo impaurita ed evitare così che la sfiducia faccia perdere efficienza marginale al capitale, vanificando l’effetto delle ingenti somme di denaro immesse nel mercato dal governo britannico nel tentativo di arginare la crisi economica.

Il deterioramento dello standard di vita conseguente agli scenari precedentemente presentati, toccherà prevalentemente il ceto medio, in quanto le classi più povere vivono già determinati problemi e quelle ricche perderanno certamente qualcosa, ma resteranno benestanti (in tal caso si parla però della netta minoranza della popolazione). Il dato allarmante è che il divario tra ricchi e poveri è in continuo aumento, e sta portando ad una polarizzazione della società con una netta predominanza nei confronti della popolazione depauperata dalle politiche antisociali dei vari governi. Se si continuerà a perseguire questa filosofia politica di assoluto disinteresse nei confronti dei più deboli, non si potrà che creare una voragine tra le classi: uno studio di un’università inglese pubblicato dal giornale “The Economist” mostra come in Inghilterra, oggi, le classi più ricche abbiano una speranza di vita di 7 anni maggiore rispetto a quelle più povere e un “raggiungimento dell’invalidità” di ben 17 anni inferiore (probabilmente non ci saranno abissali differenze con le nostre latitudini).

Non tutto il mondo ha però imboccato questo trand, infatti in Cina tale situazione è completamente ribaltata. Analizzando il gigante giallo da un punto di vista demografico, possiamo vedere come siano ancora nel corso di una transizione demografica (nonostante questa sembri essere in dirittura d’arrivo). Una transizione demografica è un passaggio da uno stato di equilibrio demografico ad un altro, ovvero la transizione da una situazione in cui il tasso di natalità e quello di mortalità sono molto alti (come in Africa) a una situazione in cui questi due tassi sono molto bassi (come in Occidente). La transizione demografica comincia con l’abbassamento del tasso di mortalità, causato prevalentemente da miglioramenti in campo medico e da un miglioramento delle condizioni sia igieniche sia dello stile di vita complessivo, e finisce con l’abbassamento del tasso di natalità, in quanto si arriva al momento in cui la società non ha più la necessità di fare molti figli, in quanto questi generano un costo non indifferente e non hanno più lo scopo di fornire due braccia per il lavoro sui campi piuttosto che in fabbrica. Questo andamento demografico spiega la fortissima crescita della popolazione che sta avvenendo sia in Cina sia in India.

Seguendo il sopraesposto ragionamento, è facile capire che in Cina nascono ancora molti bambini, quindi la società sta tutt’altro che invecchiando; naturalmente questo potrebbe succedere tra 50-100 anni, ma esiste il tempo materiale – considerando anche che si potrà beneficiare dello studio dell’esperienza occidentale – per prepararsi nella costruzione di uno stato sociale sufficientemente forte nel reggere l’urto dell’invecchiamento della popolazione (cosa che in Occidente manca assolutamente).
Su quello che è il divario tra i più ricchi e i più poveri, in Cina – essendo tutto sommato uno stato socialista – il problema lo si può semmai riscontrare in quelle che sono le discrepanze tra la città e la campagna. Al contrario del mondo occidentale questo divario non è in crescita, ma è semmai in diminuzione, e porterà la Cina ad avere una maggiore omogeneità entro non moltissimi anni: questa potrebbe essere una pietra miliare in vista del sopraggiungere dell’invecchiamento della società.

Mattia Tagliaferri, Co-Presidente

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