Il popolo prima del profitto: la differenza fra Cina e USA

bandeirachinausaIl 9 novembre la Cina ha annunziato un programma economico biennale di 586 miliardi di dollari per contrastare le turbolenze interne indotte dalla crisi del mondo capitalista. Dato che in Cina i prezzi sono più bassi, il valore di questo programma corrisponde a più di 1000 miliardi di dollari negli USA. In Cina sono state chiuse migliaia di fabbriche e centinaia di migliaia di lavoratori hanno perso il lavoro a causa dell’improvviso collasso della domanda dai paesi capitalisti. Il nuovo programma si inserisce, senza stravolgerlo, nell’11° Piano Quinquennale (2006-2010) e, anche se ancora molti non vogliono capirlo, la Cina ha sempre mantenuto i suoi piani. Il nuovo programma destina nuovi miliardi di dollari per lo sviluppo dell’istruzione, della sanità e per la protezione dell’ambiente; amplia i piani per costruire abitazioni accessibili, case rispettose dei problemi ambientali e per la riparazione o la riqualificazione di quelle esistenti. Altri miliardi sono stati destinati per lo sviluppo del servizio elettrico e della rete stradale del paese.

Ciò dovrebbe aiutare la crescita della produttività in agricoltura in modo da ridurre la sperequazione tra città e campagna e diminuire la migrazione dei lavoratori agricoli verso le città. Il piano destina, inoltre, altri miliardi per accelerare la ricostruzione delle aree devastate dal recente terremoto di maggio. Appare evidente la differenza con ciò che è successo negli Stati Uniti, dove centinaia di migliaia di persone – la maggior parte lavoratori a basso reddito e le loro famiglie – sono state abbandonate e costrette a lasciare New Orleans e anche la regione del Golfo a causa degli uragani Katrina e Rita del 2005.

Il nuovo programma cinese destina risorse per la costruzione di più di 10.000 chilometri di strade ferrate per la fine del 2010. Secondo Yang Zhonming ministro del Dipartimento e della Pianificazione ferroviaria, le costruzioni di strade ferrate impiegheranno 6 milioni di lavoratori e richiederanno 20 milioni di tonnellate di acciaio e 120 milioni di tonnellate di cemento. L’11° Piano Quinquennale prevede di aumentare la rete ferroviaria da 70.000 a 90.000 km. La ferrovia è generalmente il modo più efficiente e rispettoso dell’ambiente di trasportare merci e persone tra le città. Lo Stato, tramite il sistema bancario, può anche espandere il credito in modo da raggiungere gli obiettivi che si prefigge.

La produttività del lavoro in Cina è diminuita del 15% o più negli ultimi anni. Si è ridotto l’orario di lavoro senza diminuire i salari e sono stati assunti nuovi lavoratori per ridurre la disoccupazione urbana. Anche se non previsto nell’attuale programma, ma in previsione di questo obiettivo, la Cina ha ridotto la settimana lavorativa ed ha allungato la durata delle ferie.

La risposta della Cina alla crisi è molto diversa da quella dei paesi capitalisti, nei quali, in modo del tutto non democratico, pochi banchieri centrali hanno regalato migliaia di miliardi per coprire perdite miliardarie. Nello stesso tempo, i governi capitalisti del mondo hanno generalmente ridotto drasticamente la spese per l’istruzione, la sanità, le abitazioni, le comunicazioni di massa, le infrastrutture ed i programmi ambientali, mentre milioni di lavoratori sono messi in cassa integrazione e rischiano la perdita del lavoro.

I lavoratori americani dovrebbero sostenere il programma di stimoli economici della Cina per due motivi.

1. Molti di loro saranno impiegati per costruire apparecchiature, generatori elettrici, locomotive ed altri beni di cui la Cina ha bisogno per il suo massiccio programma di sviluppo delle infrastrutture. Gli Stati Uniti potranno anche sostenere i posti di lavoro indirettamente – ad esempio fornendo apparecchiature per l’estrazione e la produzione di petrolio alle nazioni che esportano in Cina. E la capacità di produzione della Cina, sia in beni primari (acciaio, cemento) che nei beni di consumo sarà regolata più direttamente dalla domanda internazionale che dall’esportazione. I lavoratori dell’acciaio degli Stati Uniti saranno lieti di sapere, per esempio, che ben 20 milioni di tonnellate di acciaio saranno necessarie alla Cina per realizzare il sistema ferroviario.
2. L’amministrazione entrante di Obama è impegnata in un pacchetto di stimoli economici che includono molti elementi del piano cinese. Ma vi sarà una forte reazione da parte degli ideologi del libero mercato e degli interessi reazionari delle grandi multinazionali. E si discuterà sull’entità e gli scopi del piano di stimoli economici degli USA. La Cina prospetta di spendere tra il 7 e l’8 percento del suo PIL ogni anno nel suo programma. Con la loro grande economia gli Stati Uniti dovrebbero spendere circa 1000 miliardi di dollari ogni anno per ottenere lo stesso impatto. Se una nazione in via di sviluppo come la Cina può reagire alla crisi economica globale con un tale impegno per venir incontro ai bisogni del suo popolo e dell’ambiente, ciò può aiutare gli Stati Uniti a fare altrettanto.

La differenza tra l’approccio cinese e quello dei paesi capitalisti è stato sottolineato in articoli di un numero recente del Wall Street Journal che paragonavano la Cina e l’India. In India, “la crisi del credito è rinviata rallentando i flussi di cassa per lo sviluppo delle strade, dei porti e delle centrali elettriche … miliardi di investimenti nelle infrastrutture sono a rischio … I tassi di interesse per finanziare i progetti sono schizzati in alto, le banche sono riluttanti a concedere prestiti e gli investitori sono seduti sulle loro casseforti … il governo indiano non può permettersi di pagare un enorme programma di infrastrutture come quello cinese … I paesi di tutto il mondo stanno chiudendo con tali progetti …”

Cosa ci dice questo diverso comportamento tra Cina ed India – e la maggioranza dei paesi capitalisti? La Cina e l’India sono grandi e popolose nazioni che, dalla II Guerra Mondiale hanno cercato di emergere dall’eredità della dominazione coloniale ed imperiale di potenze straniere. La Cina è il prodotto di una rivoluzione socialista, mentre l’india è rimasta capitalista, abbracciando totalmente il modello della deregulation e neoliberale del capitalismo globale che ha dominato la maggior parte del mondo – Stati Uniti compresi – a partire dagli anni ’90.

Le economie della Cina e dell’India sono organizzate in modi fondamentalmente diversi, che servono interessi fondamentalmente diversi. In tutte le economie, nelle fabbriche, nei centri commerciali e nelle altre imprese si produce del surplus – e i guadagni derivanti dalla vendita di merci o servizi sono maggiori delle spese per produrli. Nei paesi capitalisti, la maggior parte di questo surplus va come profitto ai possessori di azioni, di obbligazioni ed ai grandi dirigenti, che lo usano come vogliono. Ma in Cina, che è nata da una rivoluzione socialista, lo Stato controlla la maggior parte del surplus e può dirigerlo per soddisfare i bisogni umani, incluso il lavoro, come mostrano gli stimoli economici che abbiamo sommariamente illustrato.
Diversamente nei paesi capitalisti lo Stato serve gli interessi dei capitalisti che controllano la maggior parte del surplus creato dai lavoratori. L’attenzione predominante dello Stato e dei capitalisti è rivolta a proteggere i profitti ed il potere degli espropriatori.

Un altro articolo del Wall Street Journal mostra le differenze. “In Cina le banche, ancora largamente di proprietà dello Stato, giocheranno la loro parte per sostenere l’economia del loro paese, piuttosto che per toglierlo, come hanno fatto le loro controparti straniere … Se ciò comporta una diminuzione dei guadagni, avrà poca importanza a Pechino.” Le banche di Wall Street, invece, usano i fondi pubblici di salvataggio per mantenere i dividendi degli investitori e i salari dei dirigenti, e non per sostenere l’economia (ed il popolo) con prestiti a studenti, consumatori ed imprenditori.

“La Cina può salvare il mondo?”. Questa è la domanda posta recentemente da “The Economist” nella sua copertina. La risposta secca è NO. Ma assieme, la Cina ed i lavoratori di tutto il mondo, i loro partiti e sindacati possono “salvare il mondo”, sia sul piano sociale che ambientale, e noi abbiamo un comune interesse a che ciò accada. Per contrasto, i soli interessi dei capitalisti sono il loro profitto e potere, senza riguardo ai costi per l’intera umanità.

Alla fine la crisi capitalista in atto è una crisi di sovrapproduzione (si è prodotto troppo, veramente troppo più di quanto i capitalisti possono vendere con profitto) e simultaneamente, una crisi di bisogni umani non soddisfatti, cibo ed acqua compresi. La crisi sta puntando verso un tremendo aggravamento della povertà, dei disastri politici e delle guerre.

Ma l’unità e le lotte comuni dei lavoratori e delle loro organizzazioni, comprese quelle cinesi e degli altri Stati che si sono formati attraverso rivoluzioni operaie, i partiti comunisti e dei lavoratori, e i sindacati a livello internazionale, possono “salvare il mondo” – e portare una straordinaria liberazione di tutta l’umanità.

Wadi’h Halabi, membro della Commissione Economia del PC degli USA
In: “People’s Weekly World Newspaper”

Annunci

1 commento

  1. L’unico modo di aiutare la Cina e con essa tutti i popoli del mondo è darsi da fare per far nascere in Italia il Partito comunista dei lavoratori organizzato per lottare per il socialismo nelle nostre condizioni.


Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...