Guidò una protesta contadina, oggi diventa leader del Partito Comunista

Un anziano leader di una protesta contadina in Cina è stato ora scelto come leader locale del Partito Comunista Cinese. Lin Zulian, 67 anni, è stato eletto segretario del Partito del villaggio di Wukan, nella provincia meridionale di Guangdong. «Lo hanno votato i membri del partito», ha detto un abitante del villaggio, raggiunto al telefono dall’agenzia stampa Dpa. Lin è stato uno dei leader della protesta dei contadini contro una società che intendeva costruire sui terreni comuni del villaggio. La protesta, iniziata in settembre, è sfociata in violenti scontri con la polizia, ed è ripresa con forza dopo la morte di uno dei suoi leader, Xue Jinbo, l’11 dicembre scorso. Le autorità affermano che Xue è morto d’infarto, ma sull’accaduto il 20 dicembre è stata aperta una inchiesta. Il leader locale del Partito Comunista è stato destituito e messo sotto indagine. E ora, come suo successore, è stato scelto Lin, uno dei portavoce della protesta. «La decisione di mettere Lin a capo del partito – ha commentato uno dei residenti – è molto importante, rappresenta un grande passo in avanti nella lotta alla corruzione e per la soluzione delle dispute che riguardano le nostre terre». La gente di Wukan sostiene che le autorità locali siano corrotte e abbiano venduto le loro terre a costruttori senza scrupoli senza nemmeno risarcirli in maniera adeguata. La situazione si è normalizzata solo a dicembre quando il vice segretario del Partito Comunista provinciale, Zhu Mingguo, incontrò i rappresentanti dei manifestanti e raggiunse con loro un accordo per porre fine alle proteste. Si tratta di un grande passo avanti a dimostrazione del fatto che il Partito Comunista Cinese non è votato al capitalismo e che sa correggere drasticamente il tiro quando suoi esponenti si macchiano di errori gravi o di crimini.

Le cooperative collettive agricole sono in aumento

Secondo una tesi assai diffusa nella sinistra occidentale, non sono esistite quasi più cooperative rurali in Cina poco dopo la morte di Mao. E’ del resto tutto falso. Il quotidiano del Popolo del 21 agosto 2010 (“China rural cooperatives help boost farmers, income”) ha riportato che a Marzo del 2010 esistevano ormai più di 27.000 cooperative agricole in Cina, quasi il triplo di quelle invece operanti alla fine del 2008: coinvolgendo già ora decine di milioni di contadini associati alla “linea rossa” e godendo di forte sostegno politico-economico da parte dello Stato cinese. Nel completo silenzio dei giornali occidentali dal 2007 nelle campagne sta ormai crescendo una gigantesca ondata cooperativa assolutamente volontaria la quale ha fatto in modo che all’inizio del 2010 più di un villaggio cinese su tre abbia al suo interno una cooperativa di produzione agricola.
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Il Piano quinquennale cinese: un’economia rosso-verde!

Il XII piano quinquennale si propone di migliorare notevolmente i salari e il sistema di protezione sociale (sanità, istruzione, alloggi), e si orienta decisamente verso l’“economia verde”, la protezione ambientale e l’alta tecnologia. Ci hanno sicuramente provato, i paesi imperialistici, a trascinare la Cina (prevalentemente) socialista nel baratro della depressione in cui il sistema capitalistico mondiale è caduto da tempo e si trova tuttora, a partire almeno dall’inizio del 2008; ma non ci sono riusciti, a dispetto delle loro fameliche speranze.

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Il governo cinese riduce le imposte agli operai e le aumenta ai ricchi

Il 1° luglio 2011 il Congresso Nazionale del Popolo cinese ha adottato una riforma del sistema di tassazione esistente nell’importante paese asiatico, basata su tre assi centrali e che entrerà in vigore dal settembre dello stesso anno. In primo luogo vengono esonerati totalmente dalle imposte dirette i redditi mensili di lavoratori e pensionati con entrate mensili inferiori ai 3500 Yuan (circa 530 dollari), contro il tetto di 2000 yuan esistente in precedenza: un risparmio del 5% a favore della fascia della popolazione cinese con il potere d’acquisto più basso, un incremento del 5% del reddito reale degli operai con guadagni mensili compresi tra i 2000 ed i 3500 yuan.
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Il Partito Comunista Cinese: una delle forze politiche più abili della storia!

Secondo il professore Swaran Singh, docente di studi internazionali all’università J. Nehru di Nuova Delhi, il partito comunista cinese (PCC) “rappresenta uno dei pochi partiti comunisti nel mondo che sono riusciti a sopravvivere a parecchie sfide interne ed internazionali… Il PCC rappresenta il più grande partito comunista nel mondo. E, con l’ascesa della Cina, il partito comunista cinese è stato ormai riconosciuto come una delle più capaci forze politiche nella storia umana” (“CPC at 90°: innovation still key to success”, 16/6/2011, in english.peopledaily.com.cn). Questa abile e capace forza politica, oltre che il più grande patito comunista del mondo, compie il 1 luglio del 1921 il suo 90° anno di vita politica.

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La Cina sospende la pena di morte!

La Corte suprema della Repubblica Popolare Cinese ha dichiarato una moratoria di due anni sulla pena di morte e a livello legislativo si inizierà a valutare l’opportunità di abolirla! E’ una notizia importantissima che meriterebbe che tutti i mass media ne parlassero con caratteri cubitali, eppure in occidente quasi non se ne parla. Che strano, verrebbe da dire: diversi giornali e broadcast internazionali hanno per anni pubblicato notizie condannano la Cina per l’uso della pena capitale e ora che hanno vinto non dicono niente?

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La Cina al primo posto nell’energia pulita!

Il WWF, celebre organizzazione ambientalista fondata nel settembre del 1961, è tutto meno che un’associazione di matrice marxista, anche solo in parte: ma proprio per questa ragione i dati principali forniti da un suo studio, pubblicati all’inizio di Maggio, risultano particolarmente interessanti ed incontestabili.

In primo luogo la Cina, nel corso del 2010 ha rappresentato il primo paese al mondo per valore globale nel processo di produzione di energia rinnovabile, pari a 44 miliardi di euro: solo in seconda posizione gli Stati  Uniti con il risultato di 31,5 miliardi di euro, senza in alcun modo tener conto del criterio (assai favorevole a pechino) della parità del potere d’acquisto.

Per quanto riguarda poi la percentuale rappresentata dal valore della produzione di energia rinnovabile rispetto al prodotto nazionale lordo, la ricerca del WWF ha accertato come la Cina sia al secondo posto su scala planetaria con una percentuale dell’1,4 %, superata (per il momento) in base a questo criterio di valutazione solo dalla Danimarca che ha raggiunto invece quota 3,1 %; gli Stati Uniti sotto questo profilo risultano solo al 17° posto mondiale con un relativamente modesto 0,3 %, mentre Germania e Brasile invece si collocano al terzo e quarto posto. Infine lo studio elaborato dagli esperti del WWF ha giustamente sottolineato come la Cina (prevalentemente socialista) abbia visto aumentare di ben il 77% rispetto all’anno precedente la massa globale di output prodotto dal suo settore energetico “verde”, pulito/rinnovabile: una percentuale di aumento esponenziale, una dinamica di sviluppo che ha di gran lunga superato quella raggiunta nello stesso periodo dai concorrenti internazionali di Pechino, a partire dalla potenza statunitense.

Fonte: “Green energy production report puts China at no.2”, 09/05/2011, in www.chinapost.com.tw.

Ap e Vaticano:”Lotta per le investiture”

Liu Bainian, vice presidente dell'Ap ed il Vaticano in lotta

Si parla poco della grande associazione patriottica cinese (AP)le poche informazioni che giungono a noi sono perlopiù modificate o strumentalizzate con lo scopo di screditare una chiesa popolare che ha scelto liberamente di seguire il proprio credo senza sottostare all’influenza, troppo spesso opprimente, della Curia romana.

L’AP, in piena coerenza con il principio adottato dalla Repubblica Popolare Cinese di essere un paese libero ed indipendente, ha scelto di seguire il proprio percorso fideistico cristiano disconoscendo nel proprio paese la presunta autorità universale del Papa e delle gerarchie romane, che con la fede non c’entrano proprio nulla. Continua a leggere…

La missione di Pechino in Africa

articolo di Andrea Fais, giornalista, tratto da “Strategos“, rivista di dialettica geopolitica.

UN IMPEGNO CONCRETO

È ormai nota una forte cooperazione sempre più crescente tra la Cina e parecchi Stati dell’Africa. Da almeno sei anni a questa parte, questo rapporto si è intensificato, a dimostrazione di un rapido sviluppo del ruolo di Pechino sul panorama internazionale. Eppure, nonostante alcuni rapporti ufficiali del Governo orientale e alcune indiscrezioni, come al solito, sappiamo molto poco di quanto sta accadendo nel Continente Nero. Questo silenzio strisciante e questa scarsità di comunicazione, è il terreno più naturale e fertile per l’emersione di vere e proprie mitologie e leggende, capaci di distorcere il quadro della realtà. In Occidente, sentiamo spesso parlare di una nuova “colonizzazione”, riferendosi ai progetti di investimento della Cina in Africa come ad un fenomeno superficialmente riconducibile ai parametri storici del colonialismo europeo del XIX secolo. In realtà, l’impegno cinese in queste zone del pianeta, va ben al di là di tutto questo e ancora una volta segue dei binari assolutamente singolari ed eterodossi rispetto alle logiche occidentali, tanto da stupirci, ponendoci di fronte ad una vicenda assolutamente inedita.

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La Cina lancia il suo 12° Piano quinquennale

La Cina verso la "green economy"

Prenderà il via, a partire dal 2011, il 12 piano quinquennale della Repubblica Popolare Cinese.

Non sono ancora stati resi noti i punti programmatici del piano, tuttavia sono già trapelate informazioni ufficiali sui contenuti del documento che imposterà le priorità del Partito Comunista e del Governo cinese per i prossimi cinque anni.

Priorità assoluta al miglioramento del tenore di vita degli abitanti, perfezionando il sistema dei servizi pubblici in conformità alle esigenze nazionali e promuovendo l’imparzialità dei servizi pubblici, rafforzando nel contempo la capacità di protezione del Governo.

Se attualmente le aziende cinesi si sono concentrare sull’aumento del PIL nazionale, d’ora in avanti la priorità sarà per i governi locali misure efficaci per il miglioramento dell’industria, risparmiando sull’elettricità e tagliando con le emissioni.

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